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Festa di S. Ponziano, patrono di Spoleto
Spoleto, Basilica Cattedrale, 14 gennaio 2013

Cari fratelli e sorelle,

di san Ponziano conosciamo la vita, almeno nei suoi dati essenziali. La liturgia li ripropone oggi al nostro sguardo, chiamato a contemplare ancora una volta il Patrono di Spoleto e dell’Archidiocesi quale “martire di Cristo" e ci introduce a cogliere la radice viva e vivificante da cui è scaturita la sua esistenza cristiana: è la fede in Dio e l’osservanza dei comandamenti (cf 1 Gv 5, 2) a far crescere in lui sino alla piena maturazione la grazia ricevuta nel Battesimo, coronandola con la gloria del martirio.

Se oggi festeggiamo la memoria di san Ponziano è innanzi tutto per glorificare Dio: è lui che rende partecipi gli uomini della sua stessa santità, sicché i santi si presentano al mondo come la testimonianza luminosa del mistero di Dio e del suo amore, un amore sempre presente ed operante nella vita degli uomini. Ma nella festa di Ponziano la glorificazione di Dio sfocia nella preghiera di implorazione per noi: la Chiesa, infatti, con la sua liturgia ci sollecita a diventare sempre più discepoli e seguaci di quell'amore per Dio e per i fratelli che il nostro Patrono ha vissuto senza esitazione e senza riserve. In tal modo ci viene ricordato che nessuno di noi è escluso dalla chiamata divina alla santità e che, pertanto, tutti dobbiamo assumerci come primo e fondamentale impegno di vita quello di crescere ogni giorno nell'adesione a Dio e nella testimonianza coerente della nostra fede.

 

La “Passio” di san Ponziano, custodita nei Lezionari del Duomo, attesta che il giovane fu posto dal giudice Fabiano di fronte alla scelta: venerare gli dei romani ed avere salva la vita o andare incontro al carcere e alle torture e, finalmente, alla morte. Egli non esitò: «Mia madre mi ha imposto il nome di Ponziano - disse - ma più di ogni altra cosa al mondo desidero d’essere chiamato cristiano». La vicenda storica del nostro martire diventa così per noi una stupenda lezione di vita.

 

«Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla» (Lc 12, 4), abbiamo sentito nel brano evangelico appena proclamato. San Ponziano non ha avuto paura di essere ucciso nel corpo, ben sapendo che suprema disgrazia non è la morte fisica, ma la morte spirituale. Egli trovò la forza interiore nella certezza che chi si affida al Signore non può perdersi. Se, infatti, neanche un solo passero «è dimenticato davanti a Dio» (Lc 12, 6), quanto più sarà sotto la sua protezione chi in Lui si rifugia! Con la sua testimonianza, il nostro Patrono ci ricorda che il più grande male non è perdere la vita ma, per amore della vita fisica, perdere le ragioni del vivere. Non è il morire come tale che fa il martire, ma la causa per cui il martire viene ucciso (cf S. Agostino, En. in ps. 34,13). «Chi mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli», dice Gesù (cf Lc 12, 8): il martire viene ucciso a causa di Cristo e della sua fedeltà a lui.

 

Proponendo oggi alla nostra venerazione la figura del giovane Ponziano, la Chiesa dichiara vero il suo modo di giudicare: «riconoscere Cristo davanti agli uomini» implica obbligatoriamente il rispetto dei suoi comandamenti, anche nelle circostanze più gravi, e il rifiuto di tradirli, anche se con l'intenzione di salvare la propria vita. In questo sta il valore perenne della testimonianza di Ponziano, non solo per la comunità cristiana, ma anche per la comunità civile. Se, infatti, i padri hanno voluto porre la nostra città sotto la protezione di un martire è perché egli ha continuamente qualcosa da ricordarci; il fatto che la memoria storica di Spoleto sia radicata nella testimonianza di Ponziano, ci richiama all'esigenza di fondare la nostra convivenza nel significato che ha il martirio cristiano. Ma qual è precisamente tale significato?

 

Nel fatto che il martire scelga di morire piuttosto che tradire la propria coscienza, risplende l'intangibilità della dignità della persona umana. È una dignità che a nessuno è consentito di svilire, di deturpare, di contrastare, sia pure per supposte buone finalità. Proviamo a domandarci: nella nostra società risplende una luminosa esaltazione della dignità dell'uomo? O non ne vediamo piuttosto preoccupanti umiliazioni? Penso al pur sempre alto numero di aborti che vengono compiuti; penso all’attuale crisi economica che rivela che una parte del nostro benessere (del quale andavamo fieri) era solo fumo, considerazione esagerata ed artificiale dei beni e quindi fonte di uno stile di vita fondato sul nulla; penso alle preoccupanti difficoltà in cui versano tanti lavoratori e tante famiglie (e saluto con pensiero fraterno e solidale quelli che anche questa mattina hanno voluto ricordare a tutti il loro disagio); penso alla crescente disoccupazione giovanile, alle condizioni spesso disumane e disumanizzanti dei carcerati, ai gravi disagi in cui si trovano tante persone anziane e ammalate, specialmente se povere.

 

Nel fatto che il martire scelga di morire piuttosto che tradire la propria coscienza, risplende chiaramente la distinzione netta fra ciò che è bene e ciò che è male. La memoria di san Ponziano offre quindi un contributo prezioso per evitarci di precipitare nella confusione più grave che possa affliggere l'uomo: quella fra bene e male, che rende impossibile costruire una vera comunità umana. In un mondo in cui si moltiplicano le persone troppo pronte ai compromessi e troppo facili a contraddire le esigenze fondamentali della fede e della moralità pur di conseguire i propri piccoli interessi di carriera o di semplice comodità; in un'epoca in cui si esalta come una conquista civile il più radicale relativismo morale, il martire ci ricorda le parole sempre attuali del profeta: «Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l'amaro in dolce e il dolce in amaro» (Is 5, 20). Perché la vera sentinella che vigila sulla dignità di ogni uomo è la certezza che esistono norme morali intangibili e che di tutta l’esistenza si dovrà un giorno rendere conto davanti al tribunale di Dio.

 

Nel fatto che il martire scelga di morire piuttosto che tradire la propria coscienza, risplende chiaramente la vera libertà dell'uomo: in se stessa e di fronte ai potenti di questo mondo. Con la sua testimonianza, infatti, il martire proclama che esistono confini oltre i quali nessun potere può spingersi. Egli afferma così che la vera libertà dell'uomo consiste nella sua sottomissione alla verità e che il vero pericolo che insidia la nostra democrazia è il suo progressivo allontanarsi dalla verità. Perché «una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia» (Giovanni Paolo II, Centesimus annus, 46). La trasparenza nella pubblica amministrazione, l'uso giusto ed onesto del denaro pubblico, il rifiuto di ogni mezzo equivoco od illecito per conquistare o mantenere il potere, non trovano nessun fondamento solido se non nella certezza che esistono leggi morali intangibili e che il non riconoscerle e rispettarle non è libertà, ma schiavitù.

 

Ci domandiamo: dove Ponziano ha attinto la forza per vivere così? Dalla sua fede, che è «la vittoria che ha vinto il mondo» (1 Gv 5, 5). La fede, infatti, conduce il credente a far propri i sentimenti, i pensieri e le azioni che furono in Cristo Gesù (cf Fil 2, 5-11). Perché «seguire Gesù significa arrivare ad assomigliargli. Così il cristiano potrà testimoniare Cristo con la forma della sua presenza nel mondo, pur nell'opacità della sua persona che resta peccatrice. ... La fede appare dunque arte del vivere, cammino del senso, orientamento dell'esistenza umana sulle tracce di Gesù. Solo chi ha conosciuto Gesù per averlo seguito ed amato - e continua a farlo con perseveranza - può aiutare altri a vederlo e incontrarlo. Perché per parlare di Gesù Cristo e rendergli testimonianza occorre essere uomini e donne convinti ed appassionati di lui» (Lettera pastorale «Vogliamo vedere Gesù», p. 16).

 

In questo “Anno della fede” e della Visita pastorale che, con animo di pellegrino, sto compiendo alla Diocesi, preghiamo affinché la memoria di Ponziano, discepolo di Gesù, corrobori la nostra fede ed ispiri la nostra testimonianza; rafforzi la grandezza e la bellezza della nostra città e della nostra diocesi; ricordi a tutti le esigenze della vera libertà; custodisca i responsabili della cosa pubblica nel vero servizio al bene comune. E la sua intercessione ottenga a tutti noi di vivere giorni sereni e tranquilli, in dignità e sicurezza, con la benedizione di Dio.

 

Così sia!

 

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